Il fiume della prepotenza

SABATO 5 MAGGIO – ORE 18

CASA DEL TEATRO 3 – L’ARCOSCENICO

VIA CAMILLA SCARAMPI 20 - ASTI

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

“NOI TUTTI”

“Il Sessantotto è un filo che collega il passato al futuro”

Incontro con l’autore MARIO CAPANNA

 


Noi: non è forse il pronome più bello?

Questo libro, idealmente, è una lettera aperta a tutte le persone del mondo.

Se ragioniamo insieme, possiamo trovare il modo di migliorarci insieme.

Oltre l’io e il tu: noi. Passando dal confine all’orizzonte.

Da quel momento della storia in cui l’umanità levò gli occhi al cielo.

Al di là dell’isolamento individuale, l’impegno e la speranza commune di costruire un futuro diverso dal passato.

Per noi e per la Terra.

E per quelli che verranno.



Mario Capanna, leader studentesco nel Sessantotto, parlamentare europeo e deputato, è scrittore, giornalista pubblicista, coltivatore diretto, apicoltore. Tra i suoi libri ricordiamo: Arafat; Speranze; Il fiume della prepotenza; Lettera a mio figlio sul Sessantotto; L’Italia viva; L’uomo è più dei suoi geni; Verrò da te; Il mondo al futuro; Coscienza globale. Oltre l’irrazionalità moderna. E’ il curatore di Scienza bene comuneConoscenza e “sapere” digitale.

 

 

SABATO 5 MAGGIO – ORE 21

CASA DEL TEATRO 3 – L’ARCOSCENICO

VIA CAMILLA SCARAMPI 20 - ASTI

 

"IL FIUME DELLA PREPOTENZA"

di Mario Capanna

da un'idea di Ileana Spalla

adattamento teatrale a cura di Mario Capanna e Ileana Spalla

con Ileana Spalla

regia Sergio Danzi

musiche originali Daniele Ferretti

disegni Gino Vercelli

scenografia Ottavio Coffano

Canzoni di Giorgio Gaber


Testo: Mario Capanna - luglio 2011


ASCOLTA: prima radio intervista mario capanna

rassegna stampaIl fiume della prepotenza

Vuoti a rendere di M. Costanzo




La Trama

Due coniugi della terza età, costretti a traslocare per cedere la casa al figlio, ripercorrono la loro travagliata vita di coppia rinfacciandosi errori e mancanze. Tra un litigio e l'altro si alternano momenti di gioia e tenerezza, i ricordi del loro passato: l'incontro con i genitori di lei per chiederla in sposa; i primi anni di matrimonio, le ambizioni, le speranze; due tentativi di tradimento da parte dei protagonisti, entrambi falliti. Una coppia in cui, nelle diverse fasi, tutti si riconoscono.

L'Opera

Vuoti a rendere è un testo che non lascia dubbi su ciò che vuole proporre come argomento di riflessione: una coppia non più giovane dopo un matrimonio di 40 anni. Il pretesto è la necessità di traslocare per lasciare l'alloggio al figlio. Nell'accostarsi a questo testo si può essere fuorviati da una comicità leggera e dal primo impatto con il protagonista maschile che dialoga con il pubblico: si può pensare di trovarsi in un ambiente un po' cabarettistico dove si gioca con la complicità del pubblico e l'assenso dello spettatore. In realtà, il gioco che viene proposto, non è altro che l'analisi di questo rapporto di coppia che si è consumato nel tempo e che si è caricato di abitudini, luoghi comuni, di déja-vu, in cui i protagonisti, come la maggioranza delle coppie di una certa età, si ritrovano quasi ad un capolinea dove si rendono conto che la loro vita è proceduta secondo automatisni collaudati, " ... senza fuoco, un lampo ... ", adattandosi.

L'elemento più appariscente, e anche il primo che appare allo spettatore nella scena iniziale, è il litigio, infarcito di ironie e sarcasmi, che consente di dare un ritmo sostenuto ai dialoghi. All'interno dei litigi, poi, appaiono le debolezze, le ammissioni di incapacità, di sconfitta nelle piccole battaglie quotidiane. Naturalmente a tali ammissioni seguono goffi tentativi di riabilitazione e di giustificazione dell' operato. Questo altalenarsi di depressioni ed impennate d'orgoglio è sottolineato per dare respiro ai dialoghi. Ma attenzione: i due protagonisti, come arrivano a rinfacciarsi debolezze e incapacità, arrivano anche a dirsi che si amano, cosa che hanno sempre saputo, ma che la routine quotidiana ha fatto mettere in secondo piano.

Dunque lo spettacolo ha nel suo racconto principale, un movimento che porta a un graduale rallentamento dell'azione. Ciò non vuol dire che porti a un suo rattristamento, bensì il tutto arriva ad un addolcimento finale sfociando in" una grande poesia, come lo stesso testo propone. Ma come fare a non cadere nel melenso, nel rallentato? E' lo stesso testo che viene in soccorso alla regia con i flashback, che ci propongono i protagonisti a 20 e a 40 anni: il vederli in momenti così diversi e, soprattutto in momenti passati, ci consente di ridere delle loro debolezze e della loro stupidità in mniera totale, perché ridere del passato non ferisce più. Ancora due scene ci consentono di giocare con il comico: i racconti di due "sbandate", due abtradimento, che i due si confessano reciprocamente, e che invece di essere soltanto raccontatagonisti, diventano due vere e propne scene.


 




DON CHISCIOTTE E SANCHO di M. de Cervantes









Libaramente tratto da Miguel de Cervantes
Regia Sergio Danzi
Don Chisciotte   Andrea Robbiano
Sancho   Sergio Danzi
con
Davide Consigliere
Monica Gatti
Ileana Spalla
Marco Zanutto
Nessuna opera letteraria, forse dai tempi d'Omero ad oggi, ha appassionato in ugual misura lettori adulti e giovanissimi come il "Don Chisciotte della Mancha", per la saggezza e l'ironia profuse nelle sue pagine e per la ricchezza della fabula.
Questa messa in scena ridotta dal capolavoro di Miguel de Cervantes, brilla in tutte le sue sfaccettature e ci conduce d'un fiato alla fine del testo con l'incalzare di situazioni sempre nuove, imprevedibili, cariche di vis comica e di immagini ormai entrate a far parte della mitologia moderna.
Giunto all'ultimo quadro lo spettatore si accorgerà di non solo d’essersi divertito ma anche d’essersi avvicinato in qualche modo all’essenza della condizione umana, col suo continuo bizzarro e tragicomico alternarsi di vicende. E ancora si accorgerà, solo che vi si soffermi un momento, d'essere lui stesso "Don Chisciotte": perché Don Chisciotte è in tutti noi, nel nostro quotidiano essere smentiti e rintuzzati dalla realtà e nel nostro ripartire cocciutamente daccapo obbedendo alla spinta interiore dei nostri ideali, dei nostri sogni, delle nostre fantasie: forse la parte più genuina e più pura dell'esistere.